Corso di storia della scienza: Talete VI sec. a.C
Una sera, tornando a casa stanca dal lavoro, Laura si è seduta sul divano e ha detto sottovoce al suo assistente vocale: “Oggi è stata dura.”
Non si aspettava nulla. Ma la risposta è arrivata: “Mi dispiace che sia stata una giornata difficile. Vuoi ascoltare un po’ di musica rilassante?”
Una frase semplice, generata da un algoritmo. Eppure, in quel momento, sembrava vera. Quasi… gentile.
Le nuove generazioni di intelligenze artificiali non si limitano più a eseguire comandi. Analizzano la nostra voce, le pause, il tono. E a volte, capiscono come ci sentiamo.
Apple, Amazon, Google, ma anche startup come Replika o Woebot stanno lavorando su tecnologie conversazionali emotive, capaci di rispondere non solo *a cosa dici*, ma *a come lo dici*.
Non è magia. È scienza. Ma sembra umanità.
Non sostituirà una carezza. Ma potrà ricordarti che esisti.
Vogliamo vivere dopo la resilienza. Vogliamo tecnologie che non ci costringano ad adattarci continuamente, ma che imparino ad adattarsi a noi.
Forse è questo il futuro più bello: non quello in cui le macchine diventano umane, ma quello in cui ci aiutano a restare tali.
Hai mai sentito che un assistente vocale ti “capiva”? Usi la tecnologia per sentirti meglio? Scrivicelo nei commenti o raccontacelo via mail: natrusso50@gmail.com
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